lunedì, 12 novembre 2007
EHM... IL TITOLO DOVREBBE  ESSERE ELOQUENTE.



Fiori di vetro

Lente esplosioni
di freschi fiocchi rosa.
Fiori di vetro.

 

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venerdì, 12 ottobre 2007

PASSIONE PER GLI HAIKU

Ehm... lo so, è parecchio tempo che non scrivo più su questo blog. Ho passato l'estate tra mille impegni di lavoro, viaggi, morosa (quella poi... :-)), letture, e poi col caldo come fa un gattaccio libero come me a stare in casa davanti a un computer?!
Ultimamente mi sono dilettato a comporre qualche haiku, le poesie tradizionali giapponesi con metrica in tre versi da 5, 7, e 5 sillabe, che esprimono pensieri in sintonia con la natura.
Ve ne vorrei far leggere un paio.



Haiku della luna

Fisso la luna
tra i rami degli abeti,
chiara di sogno.



Haiku del fiume

Nastro d'argento
sotto i raggi lunari.
Quiete tenebre.

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domenica, 10 giugno 2007
SEGNALAZIONE AL PREMIO DI POESIA DI VALEGGIO SUL MINCIO

Questa mattina alle 10 (orario da galli per me) c'è stata la premiazione del Concorso di poesia "Valeggio futura", ed ho avuto la soddisfazione di prendere un premiuccio: una segnalazione che per me vale oro, tenuto conto dei quasi 200 partecipanti e dei poeti validissimi classificatisi ai primi tre posti (la poetessa che ha vinto collabora con Alda Merini!).
Insieme a me l'ormai fido Keypaxx da Vicenza, che ha anche ritirato una bella segnalazione per il suo racconto, proprio prima di me. E' già la seconda volta che lo convinco a venire a Valeggio, ma credo ne sia valsa la pena. In sala 120 persone circa, tutte attentissime: fa bene al cuore vivere queste cose.
La mia poesia è questa.


SORRISO


Sono un pagliaccio dal cuore di vetro.

Mi ferisce il tuo volto spento,

trasparenti gli occhi, come l’acqua vuoti.

La tua tristezza è la mia di bambino,

pescano entrambe nello stesso mare.

Inizio la recita. Le mie smorfie.

Come un lampo, un sorriso

attraversa il tuo volto

(i denti bianchi ora in superficie,

vele sull’acqua di un lago),

gli occhi di sole si colmano

e di primavere,

e i raggi traboccano

come dardi tra i pini nel bosco,

sulla mia pelle

ne sento il caldo.

Rapide scie nelle tue guance,

aperto il tuo viso,

che tornerà ad essere triste.

Sono un pagliaccio dal cuore di vetro.

 

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giovedì, 07 giugno 2007
DIECIMILA E CENTO GIORNI

Stavolta voglio segnalare un libro insolito, basato sulla quasi identificazione con luoghi vissuti ed entrati in sè, tema a me molto caro, come si può capire dai brani che ho postato finora.
Il libro è "Diecimila e cento giorni" di Claudio Martini, editrice Besa. Incentrato su un lungo periodo di vita trascorso in America latina, deve il suo interesse anche alle analisi e ai paragoni tra Italia e Sud America.
A questo link un pregnante brano dal libro, ambientato sul lago Titicaca. Il rimando è al blog dell'autore, che tra l'altro è colui che ha lanciato la bella iniziativa "La mia città", a cui ho aderito col brano sotto, e che ha ottenuto un successo non da poco.

http://blog.libero.it/AltreLatitudini/2760827.html
postato da: MassimoT alle ore 22:06 | Permalink | commenti (10)
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venerdì, 25 maggio 2007

LA MIA CITTA': VALEGGIO SUL MINCIO (VR)


Borghetto


INFANZIA


E’ più di vent’anni che sono andato via da Valeggio, eppure, mi accade sovente di pensarci. Di pensare a quel pugno di case, con quell’enorme chiesa nel centro, quel vecchio castello di sopra, e attorno quell’immensa campagna, verde a perdita d’occhio; si percorrono chilometri e chilometri prima di giungere a un altro paese: Valeggio è veramente un oasi, quattro tetti in mezzo a un deserto verde.
Quando me ne andai, da ragazzino, mi sembrò di morire di nostalgia. L’avevo percorso migliaia di volte, quel paese, a piedi, in bicicletta, studiandone ogni angolo, andando a vederne ogni visuale, con ogni luce, ad ogni ora del giorno, anche di notte, tastandone la terra. Infinite volte ho girato per quella campagna. D’estate, col sole che mi bruciava, sudato ed ansante sulla bicicletta, l’asfalto scottava, per quell’immensa pianura, verde a perdita d’occhio, con l’arancione delle pesche che mi occhieggiava dai frutteti, potevo sentirne il profumo nell’aria, finché non mi fermavo in un prato, buttavo per terra la bici e mi stendevo all’ombra, sull’erba fresca. Col gelo d’inverno, con l’erba bianca e dura di ghiaccio, pedalando nella nebbia, in un’atmosfera irreale, con davanti a me solo pochi metri d’asfalto grigio bagnato, poi il Nulla, solo quella cortina fredda e umida, la sentivo sulla faccia come mille spilli bagnati, vagamente protettiva, e al tempo stesso inquietante, finché dal manto grigio non spuntavano, fioche, poi sempre più vive, le prime luci del paese. In primavera, la campagna era rosa, rosa a perdita d’occhio, di fiori di pesco; non sembrava vero di avanzare in tutto quel profumo, con gli alberi vestiti da sposa.
Le vie del paese erano la mia casa. Le conoscevo metro per metro, ogni buca, ogni tombino; la chiesa, i campetti da pallone, il macello, il municipio, il castello, ogni singola casa: tutto conoscevo, tutto era dentro di me. Le colline da un lato dell’abitato, rotonde, alcune boscose, altre secche e gialle, altre ancora verdi e fresche, erano il terrazzo ideale per gustare il paese, la valle del Mincio, la campagna profonda. Quando, al tramonto, salivo sul Monte Ogheri, giusto alle spalle del paese, avevo sotto di me quel mare di tetti rossi, ed attorno il verde a perdita d’occhio, con le strade a raggiera che si allontanavano, come a formare una stella fra i campi colorati, con la luce ormai rossiccia del sole che calava. Restavo a guardare come intontito. Cercavo di riconoscere, da lassù, ogni piccola casa, ogni strada, e sentivo che tutto questo era mio.
Ma un bambino non può sapere. Non potevo sapere che tutto ciò mi sarebbe rimasto dentro, fino a fare male.
[...]

Cesare Pavese ammonisce a non tornare al proprio paese d’infanzia, a quei quattro tetti tanto dolorosamente amati nel ricordo, pena la dissacrazione del mito, pena la perdita di significato della propria stessa vita. Ed ha perfettamente ragione.
In tutti questi anni sono tornato più volte al mio paese, dapprima col cuore stretto dall’emozione nel rivedere tutti quegli angoli, al sentire che corrispondevano ai miei sensi, poi, ritorno dopo ritorno, con sempre maggiore indifferenza verso tutto quello che era parte di me, indifferenza dettata dalla rinnovata abitudine, un po’ come vedere ed usare ogni giorno le proprie braccia e le proprie gambe, poi con ripetuti affanni nel vedere case nuove, strade nuove, gente nuova, stravolgere completamente ciò che era per me l’universo intero, infine con una nuova abitudine verso questo paese inedito, ormai estraneo a quello che era mio. La proustiana intermittenza del cuore è ormai quasi impossibile per me.
Stamattina mi sono trovato per caso al mio vecchio paese. Cammino piano per le strette viuzze. Le case colorate si stagliano alte contro il celeste profondo del cielo. Sotto il sole di mezzogiorno, Valeggio ha per me un aspetto insolito, frizzante; continuo a girare la testa intorno, vecchie persiane socchiuse mi guardano curiose, in un luminoso scambio di interesse. Svolto l’angolo, vecchia viuzza, percorsa milioni di volte da bambino. Incrocio una donna, da lontano la guardo, cammina svelta; ora la vedo in faccia: faccia oscura. “Non è del posto”, mi dico di botto. E’ vero! E’ estranea all’ambiente che la circonda, non ha nessun interesse a quegli scorci, quando cammina, pesta delle pietre non sue.
Finalmente ho capito, o, per meglio dire, ho compreso una seconda volta, perché in questo paese sento questo fresco benessere, sento il mio sangue scorrere caldo e felice sotto di me: i miei piedi pestano una terra che è mia.


Questo thread aderisce al gioco "La mia città" ideato da writer http://blog.libero.it/AltreLatitudini/


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venerdì, 25 maggio 2007
Fiori di vetro


IL LIBRO

"Fiori di vetro" è una raccolta di 13 racconti brevi, in cui l'autore, appassionato "scrutatore" della realtà contemporanea, cerca di riflettere e far riflettere. I racconti sono ordinati secondo un percorso ben stabilito, che prende in considerazione più l'elemento ideale che quello cronologico. 
"Un insieme di storie di dolente quotidianità. Le situazioni sono quelle che ognuno di noi vive: gli ideali, l'impegno, i doveri, le frustrazioni che si sommano giorno dopo giorno. Dalla leggerezza dell'infanzia alla cognizione del dolore dell'età adulta, sotto il segno di un forte contrasto e di un impossibile compromesso tra aspirazioni 'elevate' e dimessa negatività da vivere.
Le esili trame di ogni racconto vanno a creare un'atmosfera umbratile, come sospesa sul nulla, Nulla di cui il protagonista senza nome si rende conto, e cerca disperatamente di sfuggirvi, di aggrapparsi a qualcosa, soprattutto con l'amore per l'arte e per la natura, viscerali tensioni alla bellezza.
In questa atmosfera crepuscolare che diviene quasi soggetto, il lirismo nel ricordo e nella contemplazione, e la passione intimista, sono alternati a rabbia e a sprazzi di umorismo a volte acre, insieme ad una lucida analisi sociale dei nostri tempi".


L'AUTORE

Massimo Turrata è nato a Peschiera del Garda ( VR) nel 1970, luogo dove tuttora vive e lavora. Appassionato cultore della Bellezza in tutte le sue forme, scrive in prosa ed in versi dal 1990.
Dopo aver partecipato a numerosi concorsi letterari con risultati lusinghieri, ed aver pubblicato prose, poesie, articoli, su diversi giornali e riviste nazionali e locali, decide di provare la pubblicazione: al primo tentativo il suo incontro con Ennepilibri, casa editrice di Imperia, la quale opera controcorrente, pubblicando e distribuendo letteratura di qualità sostenendo il rischio d'impresa, quindi senza far sborsare nulla agli scrittori; ogni libro di Ennepilibri è rilegato a mano.
L'autore viene selezionato, dando quindi alle stampe la sua prima opera, "Fiori di vetro", che esce nell'estate del 2006.
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sabato, 19 maggio 2007
STRANEZZE VERONESI

Girando per Verona ho scattato, col solito cellulare, questa foto in Piazza Erbe.
L'ho intitolata: "Mondo antico e mondo nuovo: il nostro vecchio  lume poetico Berto Barbarani con signorina discinta".

BarbaraniBeh, diciamo che il vecchio Berto è venuto a trovarsi in buona posizione.


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giovedì, 10 maggio 2007
VIAGGIO A TRIESTE

Sono appena tornato da una due giorni a Trieste e Capodistria. Era dal 1983 che non andavo da quelle parti, e... mi mancavano! Ho scoperto un sacco di monumenti che sono una gioia per gli occhi, e respirato parte delle atmosfere di Svevo, Joyce, Saba, e perché no? anche Magris e Roveredo. E' strano vedere come una città così interessante abbia così poco turismo. Meglio per i pochi che se la godono in tranquillità, comunque.
Forrei farvi partecipi di qualche immagine, che purtroppo ho potuto scattare solo col cellulare, visto che la mia vecchia Canon ha deciso di starsene a casa.
Non mi piace fotografare le solite cose che fotografano tutti, ma cercare un minimo di originalità. Eccovele qua!

Foto(390)Palazzo del Comune con Carlo VI che cerca di fregarsi la bandiera

Foto(389)Caratteristica piazzetta dietro S. Antonio Nuovo

Foto(388)Trieste a volte ti fa anche le boccacce!

Foto(383)Angolo quasi "parigino"

Foto(384)Sapevate che dove ci sono ruderi romani ci sono anche gatti? Ecco i padroni del Teatro romano!

Foto(385)Ed eccone la riprova: gatta e porta romana

Foto(382)Beppe Verdi con piccione che gli scagazza sulla testa come optional (!!!)

Foto(386)A Capodistria ci sono ancora leoni di San Marco splendidi, rimasti intatti dai picconi di Napoleone

Foto(387)Questo è addirittura del Quattrocento


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domenica, 22 aprile 2007
UNA SPLENDIDA SERATA

Finalmente giunse la grande serata! Ieri sera (23 marzo) la tanto attesa presentazione di "Fiori di vetro" a Valeggio sul Mincio, il mio vecchio paesello, è avvenuta. Sono rimasto quasi sconvolto dalla presenza (quasi 50 persone, il che non è facile, il venerdì sera in un paese di campagna), dall'attenzione quasi religiosa, dalla disponibilità della gente. Al momento delle domande del pubblico, dopo un momento iniziale di incertezza i quesiti sono fioccati, compreso quello del mio amico Giovanni che ogni volta costringo con la forza bruta davanti a tutti a farmi una qualsivoglia domanda: quello diventa rosso, poi viola, poi verde... poi biascica qualcosa. Ahahah... Poveraccio! è ormai diventata una barzelletta!
Il ricordo che ho lasciato nella gente del paese mi ha commosso. Devo ringraziare, insieme a tutti gli intervenuti, enormemente l'Amministrazione Comunale per l'organizzazione e la presenza (l'assessore Giovanni Veronesi, Alessandra della Pro Loco...), il relatore, Luciano Fornari, brillante e vivace come non mai
(preziosissimo!), e l'amico  Keypaxx, conosciuto proprio su Splinder, che si è sciroppato 200 km apposta per questa serata e mi ha fatto un sacco di foto stupende (c'è un tocco artistico nelle tue foto, Key; mai pensato di fare il fotografo?). Ne allego un paio: sono venuto anche più giovanile che nel mio avatar! Le altre potete trovarle nel suo blog (www.keypaxx.splinder.com), molto interessante anche a livello letterario, vista la sua attività di scrittore, e informativo. Di solito non metto mie foto su internet, ma stavolta sono ben lieto di fare un'eccezione. Anzi, la generosità di Key mi ha sorpreso.
Spero tanto possano esserci altre serate di questo tono.


IMG_0834E' qui che la penna dello scrittore serve a qualcosa!  


Massimo - Presentazione a Valeggio 3Giovine scrittore che costringe a posare la sua creatura




INFANZIA (Incipit)

E’ più di vent’anni che sono andato via da Valeggio, eppure, mi accade sovente di pensarci. Di pensare a quel pugno di case, con quell’enorme chiesa nel centro, quel vecchio castello di sopra, e attorno quell’immensa campagna, verde a perdita d’occhio; si percorrono chilometri e chilometri prima di giungere a un altro paese: Valeggio è veramente un oasi, quattro tetti in mezzo a un deserto verde.
Quando me ne andai, da ragazzino, mi sembrò di morire di nostalgia. L’avevo percorso migliaia di volte, quel paese, a piedi, in bicicletta, studiandone ogni angolo, andando a vederne ogni visuale, con ogni luce, ad ogni ora del giorno, anche di notte, tastandone la terra. Infinite volte ho girato per quella campagna. D’estate, col sole che mi bruciava, sudato ed ansante sulla bicicletta, l’asfalto scottava, per quell’immensa pianura, verde a perdita d’occhio, con l’arancione delle pesche che mi occhieggiava dai frutteti, potevo sentirne il profumo nell’aria, finché non mi fermavo in un prato, buttavo per terra la bici e mi stendevo all’ombra, sull’erba fresca. Col gelo d’inverno, con l’erba bianca e dura di ghiaccio, pedalando nella nebbia, in un’atmosfera irreale, con davanti a me solo pochi metri d’asfalto grigio bagnato, poi il Nulla, solo quella cortina fredda e umida, la sentivo sulla faccia come mille spilli bagnati, vagamente protettiva, e al tempo stesso inquietante, finché dal manto grigio non spuntavano, fioche, poi sempre più vive, le prime luci del paese. In primavera, la campagna era rosa, rosa a perdita d’occhio, di fiori di pesco; non sembrava vero di avanzare in tutto quel profumo, con gli alberi vestiti da sposa.
Le vie del paese erano la mia casa. Le conoscevo metro per metro, ogni buca, ogni tombino; la chiesa, i campetti da pallone, il macello, il municipio, il castello, ogni singola casa: tutto conoscevo, tutto era dentro di me. Le colline da un lato dell’abitato, rotonde, alcune boscose, altre secche e gialle, altre ancora verdi e fresche, erano il terrazzo ideale per gustare il paese, la valle del Mincio, la campagna profonda. Quando, al tramonto, salivo sul Monte Ogheri, giusto alle spalle del paese, avevo sotto di me quel mare di tetti rossi, ed attorno il verde a perdita d’occhio, con le strade a raggiera che si allontanavano, come a formare una stella fra i campi colorati, con la luce ormai rossiccia del sole che calava. Restavo a guardare come intontito. Cercavo di riconoscere, da lassù, ogni piccola casa, ogni strada, e sentivo che tutto questo era mio.
Ma un bambino non può sapere. Non potevo sapere che tutto ciò mi sarebbe rimasto dentro, fino a fare male.
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venerdì, 05 gennaio 2007

ARTICOLO SU "IL CORRIERE DELLA RIVIERA"


Il Turrata scrittore

Massimo Turrata dopo la vittoria del Premio Riviera conseguita lo scorso anno pubblica il suo primo libro

 

"Fiori di vetro" è una raccolta di 13 racconti brevi, in cui l'autore, appassionato "scrutatore" della realtà contemporanea, cerca di riflettere e far riflettere. I racconti sono ordinati secondo un percorso ben stabilito, che prende in considerazione più l'elemento ideale che quello cronologico. Un insieme di storie di dolente quotidianità. Le situazioni sono quelle che ognuno di noi vive: gli ideali, l'impegno, i doveri, le frustrazioni che si sommano giorno dopo giorno. Dalla leggerezza dell'infanzia alla cognizione del dolore dell'età adulta, sotto il segno di un forte contrasto e di un impossibile compromesso tra aspirazioni 'elevate' e dimessa negatività da vivere. Le esili trame di ogni racconto vanno a creare un'atmosfera umbratile, come sospesa sul nulla, Nulla di cui il protagonista senza nome si rende conto, e cerca disperatamente di sfuggirvi, di aggrapparsi a qualcosa, soprattutto con l'amore per l'arte e per la natura, viscerali tensioni alla bellezza. E’ l’opera prima di Massimo Turrata, un giovane scrittore postosi in evidenza nel 2005 al VI Premio Nazionale “Premio Riviera - Laurence Olivier e Vivien Leigh” .Turrata è nato a Peschiera del Garda nel 1970, luogo dove tuttora vive e lavora, fisicamente incapace di staccarsi dai "suoi" lago e colli morenici. Appassionato cultore della
Bellezza in tutte le sue forme, scrive in prosa ed in versi dal 1990. Dopo aver partecipato a numerosi concorsi letterari con risultati lusinghieri, ed aver pubblicato prose, poesie, articoli, su diversi giornali
e riviste nazionali e locali, decide di provare la pubblicazione: di qui il suo incontro con Ennepilibri, casa editrice di Imperia, la quale opera controcorrente, pubblicando e distribuendo letteratura di
qualità sostenendo il rischio d'impresa, quindi senza far sborsare nulla agli scrittori; ogni libro di Ennepilibri è rilegato a mano. L'autore viene selezionato, dando quindi alle stampe il suo primo libro, “Fiori di vetro”, che esce nell’estate
del 2006.

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giovedì, 07 dicembre 2006
INTERVISTA DA WWW.POPOLIS.IT


Le nostre esistenze di vetro

Massimo Turrata presenta la sua raccolta di racconti

di Valeria Gasperi

Brescia - Da molti anni lavora a Peschiera del Garda in Ufficio Movimento FS. «Un mestiere di cui sono piuttosto soddisfatto» ci dice Massimo Turrata  «ma appena ho un attimo libero mi butto a scrivere. Sto lavorando ad un saggio sulla storia del rock e a nuovi racconti. Di tanto in tanto, compongo poesie».

Quindi è legittimo parlare di vera passione per la scrittura.
«Certo. Ho cominciato nel 1990: avevo quasi vent'anni e, come tanti, sono partito dai componimenti in versi. Non ho mai smesso, pur sperimentando con il trascorrere del tempo sempre più spesso la prosa».

Com'è stato il tuo esordio?
«Ho partecipato con entusiasmo ad alcuni concorsi letterari, con riconoscimenti incoraggianti. Pian piano, ho poi smesso di spedire i miei scritti, scrivendo solo per me stesso».

Pausa di riflessione?
«Un paio d'anni mi sono rimesso in gioco e ho pubblicato poesie, racconti, articoli su vari giornali e riviste nazionali e locali...
Al primo tentativo di contatto con gli editori, ho ricevuto la proposta di pubblicazione da parte di Ennepilibri, di Imperia, che mi ha pubblicato e distribuito senza farmi spendere nulla».

"Fiori di vetro" è stato accolto con interesse dal pubblico e dalla critica.
«Le situazioni del più comune quotidiano, dalla leggerezza dell'infanzia alla cognizione del dolore dell'età adulta, sono narrate alla luce del contrasto tra le aspirazioni "elevate" e la rassegnazione. Il lirismo del ricordo e della contemplazione e la passione intimista s'alternano a rabbia e a sprazzi di umorismo a volte acre, calato nell'analisi sociale dell'attualità».

Per tutti il 9 dicembre ci sarà l'occasione di conoscerti dal vivo e dialogare con te.
«Il Comune di Peschiera del Garda ha organizzato in quella data un incontro per la presentazione del mio libro. Relatori, il professor Emilio Crosato e il regista bresciano Franco Piavoli».

In che modo ti ha trasformato l'esperienza della creatività?
«Amo l'arte in ogni sua manifestazione. Visito spesso mostre e musei, curo un piccolo cineforum d'autore al mio paese, sono appassionato di musica. Marcel Proust afferma che il solo tempo ben speso è quello dedicato alla creazione artistica e la spinta creativa è un'àncora di salvezza nella vita "sottovuoto" di ogni giorno».

Per il poeta Charles Baudelaire, "l'ispirazione è il risultato dell'impegno quotidiano". Che rapporto c'è tra il tuo vissuto e la pagina scritta?
«Nella mia "letteratura del quotidiano", che non è mero realismo, ma rielaborazione, mi spingo talora fino al grottesco,
per cercare di interpretare il magma della nostra esistenza. L'artista può (e dovrebbe) operare ben inserito nella società del suo tempo, ricercando frattanto risposte per interrogativi ontologici eterni».

Molti i ragazzi amano scrivere. Hai qualche consiglio per loro?
«Si scrive per se stessi, per star meglio. Pubblicare è una soddisfazione e molti sono disposti a comprarla, consegnando a sedicenti editori cifre folli. Un editore, al contrario, dovrebbe assumersi il rischio d'impresa e credere fino in fondo nello scrittore che sceglie».

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martedì, 31 ottobre 2006
PRESENTAZIONE CON ANDREA PINKETTS

Mercoledì 15 novembre 2006 alle ore 21.00, al dinner-bar "Sud" di Milano, in Via Solferino, 33 (Metro linea verde, fermata Moscova, a 200 m), si terrà la presentazione di "Fiori di vetro"con relatore lo scrittore Andrea Pinketts, il quale mi ha fatto l'onore di selezionare il mio libro per una serata con lui. L'ingresso è libero.

Pinketts




 
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martedì, 24 ottobre 2006
PRESENTAZIONI DEL LIBRO


Brescia
Sabato 14 ottobre 2006 alle ore 16.00, "Fiori di vetro" viene presentato a Brescia al cinema-teatro "Afra", in Piazzale Arnaldo dietro i "Portici del grano", nell'ambito della mostra-convegno-mercato "Editori indipendenti". Relatore la giornalista Valeria Gasperi. Ingresso libero.

Peschiera del Garda (VR)
Sabato 9 dicembre 2006 alle ore 16.30, a Peschiera del Garda presso la Sala conferenze della Biblioteca civica, nell'ex caserma Cacciatori a Porta Verona, si terrà la presentazione di "Fiori di vetro". Relatore Emilio Crosato. Ingresso libero.

S. Zeno Naviglio (BS)
Sabato 10 febbraio 2007 alle ore 17.00, presentazione di "Fiori di vetro" presso la libreria "Tutto libri", in Viale Pertini, 1 (presso centro commerciale) a San Zeno Naviglio, alle porte di Brescia. Il relatore sarà la giornalista Valeria Gasperi. Ingresso libero.

Valeggio sul Mincio (VR)
Venerdì 23 marzo alle ore 21.00, presso l'auditorium di "Casa Gaetano Toffoli", in Piazzale Vittorio Veneto, 9 a Valeggio sul Mincio (VR), si terrà la serata "Aperitivo con l'autore", con la presentazione di "Fiori di vetro". Relatore Luciano Fornari. Il rinfresco è gentilmente offerto dal Comune di Valeggio. Ingresso libero.

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domenica, 22 ottobre 2006
ARTICOLO DE "L'ALTRO GIORNALE"

I racconti dell'artista Massimo Turrata in volume

La vita, un fiore di vetro

"Fiori di vetro": porta questo titolo un'opera di Massimo Turrata, un artista nato nel 1970 a Peschiera del Garda, dove tutt'ora vive.
"Il titolo del mio libro"  - afferma l'autore, che si definisce "incapace di staccarsi dal 'suo' lago e dai 'suoi' colli morenici" - si riferisce a tutto ciò che di creativo ognuno di noi può fare e alla sua preziosa fragilità, tale che il creato e le aspirazioni che ci spingono a farlo necessitano di continue, appassionate attenzioni: sono 'fiori di vetro'".
Massimo Turrata, appassionato cultore della bellezza in tutte le sue forme, scrive in prosa dal 1990 e dopo aver partecipato a numerosi concorsi letterari ed aver pubblicato prose, poesie, articoli su diversi giornali e riviste nazionali e locali, ha deciso di dare alle stampe il suo primo libro.
"Fiori di vetro", uscito nell'estate del 2006, è una raccolta di 13 brevi racconti in cui l'autore  cerca di riflettere e far  riflettere. I racconti, ordinati secondo un percorso ben stabilito, sono un insieme di storie di dolente quotidianità.
"Le situazioni sono quelle che ognuno di noi vive: gli ideali, l'impegno,  i doveri,  le frustrazioni che si sommano  giorno dopo giorno - commenta Turrata -.
Le esili trame di ogni racconto vanno a creare un'atmosfera umbratile, come sospesa nel nulla.
Nulla di cui il protagonista senza nome si rende conto e cerca disperatamente di sfuggirvi, di aggrapparsi a qualcosa, soprattutto con l'amore per l'arte e per la natura.
In quest'atmosfera crepuscolare che diviene quasi soggetto - conclude -, il lirismo nel ricordo e nella contemplazione e la passione intimista sono alternati a rabbia e a sprazzi di umorismo a volte acre, insieme ad una lucida analisi sociale dei nostri tempi".

Silvia Accordini
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domenica, 22 ottobre 2006
RECENSIONE SU "WWW.OPERANARRATIVA.COM"

L’autore con questa raccolta ci introduce in un mondo dove ogni cosa, ogni pietra, ogni ricordo è pieno di nostalgico incanto.
Lo sono i paesaggi dipinti di colori tenui e delicati, lo sono gli amori vecchi e nuovi che conservano immutati nel tempo gli attimi dolci e lievi come sbatter d’ali.
Attraverso i racconti così diversi ma nello stesso tempo legati da fili della stessa trama, si avvertono le vibrazioni di luoghi perfetti e senza tempo. Luoghi che esistono fuori e dentro di noi. E dietro ai sorrisi artificiali e viaggi immaginari, spesso si nascondono lacrime e sudore. Perché la vita è fatta di tanti ingredienti e affinché funzionino ci vuole forza e passione. E speranza.
E in fondo è proprio questo il messaggio che Massimo Turrata con la sua straordinaria raccolta ci trasmette: dietro l’angolo, dopo il buio, fuori dalla porta, c’è ancora il sole, la vita e la gioia di esserci.
Alcuni racconti ci riportano all’infanzia e forse sono quelli che preferisco perché l’autore ha saputo guardare il mondo con occhi curiosi e innocenti come quelli di un bambino. Altri racconti invece illustrano la quotidianità con il suo carico di disperata rassegnazione, altri ancora hanno la consistenza vaga del sogno. Accanto a fuso alla malinconia generale è la pregnante presenza di un umorismo a volte leggero a volte crudo, che fuoriesce quasi compulsivamente.
Ogni tappa è un segreto svelato, ogni pagina una scoperta, leggere Fiori di vetro è come viaggiare attraverso le vicende della vita, immersi nella vera bellezza che è il contatto con la natura e con la terra. Ogni personaggio, tratteggiato con cura, ci introduce nel suo mondo che non è mai banale né scontato, ma vero.
E allora è facile riconoscersi, identificarsi, entrare nel vivo di una storia perché in fondo viviamo tutti le paure e sognano le stesse cose. Ma ognuno a suo modo è speciale e nessuna storia è uguale all’altra.
Il libro di Massimo Turrata è edito da Ennepilibri, una casa editrice di Imperia che seleziona i propri autori senza chiedere nessun tipo di contributo e rilega i propri volumi a mano.

Recensione di Angela Catalini

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domenica, 22 ottobre 2006
RECENSIONE DEL POETA PASQUALE GENTILE DA MESTRE

Un libro che merita di essere letto, un libro che attraverso differenti storie, descrive un percorso di vita in cui l'autore riesce a cogliere e a rappresentare la percezione delle proprie emozioni in rapporto a cio' che lo circonda, alle persone che gli stanno attorno e che descrive, e alle conclusioni che si possono trarre da ogni esperienza vissuta e sentita. Come nel capitolo "Infanzia", in cui l'autore, ricorda il proprio paese d'origine rivivendo e facendo rivivere le sensazioni che provava nel periodo dell'infanzia sia rispetto ad episodi di vita vissuta, che rispetto alla natura. O come nel capitolo "Montagna", in cui l'autore narra la storia di un uomo della montagna che e' profondamente legato alla natura del luogo di origine. Un libro introspettivo, un libro in cui, come dice l'autore in uno dei capitoli: "...nei libri non cerchiamo qualcosa di nuovo, ma cerchiamo cio' che abbiamo gia' dentro, una luce sui nostri piu' reconditi sentimenti, luce che li mostri alla nostra coscienza, di vista troppo corta per poterli scorgere appieno in condizioni normali...".
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lunedì, 09 ottobre 2006

SCHEDA DI "OCCHIOINDISCRETO"


Dopo Angela Catalini, OcchioIndiscreto.info  è lieta di presentare al suo pubblico un autore di sicuro successo: Massimo Turrata.
Siamo grati a Massimo per averci scelto per la presentazione del suo ultimo libro, “Fiori di vetro”.

"Fiori di vetro è un insieme di storie di dolente quotidianità. Le situazioni sono quelle che ognuno di noi vive: gli ideali, l’impegno, i doveri, le frustrazioni che si sommano giorno dopo giorno.

Dalla leggerezza dell’infanzia alla cognizione del dolore dell’età adulte, sotto il segno di un forte contrasto e di un impossibile compromesso tra aspirazioni “elevate” e dimessa negatività da vivere.

Le esili trame di ogni racconto vanno a creare un’atmosfera umbratile, come sospesa sul nulla. Nulla di cui il protagonista senza nome si rende conto, e cerca disperatamente di sfuggirvi, di aggrapparsi a qualcosa, soprattutto con l’amore per l’arte e per la natura, viscerali tensioni alla bellezza.

In questa atmosfera crepuscolare che diviene quasi soggetto, il lirismo nel ricordo e nella contemplazione, e la passione intimista, sono alternati a rabbia e sprazzi di umorismo a volte acre, insieme ad una lucida analisi sociale dei nostri tempi".

 

 

Per chi volesse conoscere meglio l’autore ecco un suo breve profilo biografico:

 

Massimo Turrata è nato a Peschiera del Garda (VR) nel 1970, luogo dove tuttora vive e lavora, fisicamente incapace di staccarsi dai “suoi” lago e colli morenici.

Appassionato cultore della Bellezza in tutte le sue forme, scrive in prosa ed in versi dal 1990.

Dopo aver partecipato a numerosi concorsi letterari con risultati lusinghieri, ed aver pubblicato prose, poesie, articoli, su diversi giornali e riviste nazionali e locali, decide di provare la pubblicazione: di qui il suo incontro con Ennepilibri, casa editrice di Imperia, che pubblica il suo primo libro nell’estate 2006.

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mercoledì, 04 ottobre 2006
RECENSIONE DI "VERONA TIME"


Opera prima di Turrata: tredici racconti crepuscolari sul male di vivere

"Come sono disgustato, e da molti anni ormai, dalla necessità di vivere ventiquattr'ore tutti i giorni. Quando vivrò finalmente con piacere?". Così scriveva il poeta maledetto francese Charles Baudelaire più volte citato nell'opera "Fiori di vetro" di Massimo Mariano Turrata. Il celebre autore dei "Fiori del male" con la sua desolata solitudine, il tedio grigio della vita cittadina, l'angoscia esistenziale ci è contemporaneo: nel suo canzoniere narra lo spleen, il cattivo umore, e l'ideale, la noia e l'aridità della vita accanto alla bellezza, alla natura, all'arte, al paradiso interiore dell'uomo prima del peccato e del bambino ancora legato alla madre.
Sono temi che si ritrovano nel libro di Turrata, composto da tredici racconti dove il protagonista è idealmente lo stesso: "Ha le stesse aspirazioni, gli stessi slanci intellettuali, la stessa insofferenza verso le costrizioni, lo stesso rapporto ambivalente verso la propria solitudine, le stesse frustrazioni, le quali portano al risultato di un'evidente stanchezza di vita, mitigata solo dalla passione per l'arte e per il mondo della natura, profonda reminiscenza infantile, e da un'ironia sotterranea che spesso (a volte in maniera isterica) fuoriesce per mordere", spiega l'autore nell'introduzione. Sono fiori di vetro tutte quelle cose creative, fragili e preziose, che ognuno di noi può fare, in lotta tra ambizioni e routine di lavoro.
I pellegrinaggi nei luoghi in cui hanno vissuto artisti famosi e le "asciutte gioie dell'arte nel pantano della vita quotidiana" sono frammenti di consolazione, il mito dell'infanzia prende a pugni la realtà della vita adulta con i suoi compromessi e i suoi guai grotteschi, l'amore della natura si scontra con la vita moderna dai ritmi alienanti e dalle abitudini consumistiche. L'apatia, il cattivo umore, l'insoddisfazione esistenziale, i rapporti opportunisti, gli eroismi quotidiani, la meschinità dei programmi televisivi che ci riempiono la giornata, sono presenti nei vari racconti che descrivono "un mondo di lustrini, sentimenti falsi sbandierati, potere arrogante, sesso in pubblico, soldi ostentati".
Siamo costretti a combattere come poveri cristiani lo slancio di vivere diversamente che non riusciamo a soffocare. "Il velo di pessimismo che avvolge l'intera raccolta appare talvolta un esasperato grido di dolore nei confronti della vita nel suo divenire; - annota Emilio Crosato nella prefazione - 'non siamo nati per soffrire', direbbe Carl Gustav Jung. Con una  variegata miscela di storie di vita, l'autore offre un punto di vista rivoluzionario sul modo di interpretare la dinamica dei rapporti sociali, con uno stile a volte duro e spoglio, a volte più elaborato".
Lo scrittore, nato nel 1970 a Peschiera del Garda (VR), dove vive e lavora, appassionato cultore della bellezza in tutte le sue forme, si dedica dal 1990 alla prosa e alla poesia.

Rosangela Lupinacci
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mercoledì, 04 ottobre 2006
RECENSIONE DI "DIPENDE - IL GIORNALE DEL GARDA"


Fiori di vetro


La fragilità dell’essere in moderne short stories

Tredici storie di dolente quotidianità. Tredici veloci flash ambientati nei paesaggi gardesani che raccontano il dolore, che si alternano tra il lamento abissale e l’urlo ribelle. Personaggi maschili fuggevoli e profondi nello stesso tempo, dalle magre silhouette di maledetti, tutti immagine riflessa di una volontà autobiografica del giovane autore di Peschiera, che affonda le radici del suo raccontare nella tradizione decadente. “In ogni angolo del nostro brutto mondo si nasconde la Bellezza”, ci confida l’autore. E la ricerca di Lei è il lungo e travagliato vagare tra gli ameni paesaggi delle colline gardesane e metropoli diaboliche, trascorso più nella contemplazione di Lei che nel (di Lei) vero desiderio; anche se alla fine l’amaro in bocca ci resta, di fronte al miraggio di un giardino delle Esperidi che ci è solo anticipato, ma proibito alla vista. La Bellezza, della quale lo scrittore si confessa appassionato cultore in tutte le sue forme, coincide spesso con il ritorno alle origini, alla terra, alla tradizione, retaggio di una cultura passata e macinata dalle potenti mascelle dell’onnivora cultura moderna. Un’àncora di salvezza è la letteratura reazionaria (in senso positivo) e anti-pop di Massimo Turrata che racconta i simboli del tempo che ci consuma giorno dopo giorno, con un linguaggio che oscilla tra gli abissi oscuri dell’introspezione e la profonda leggerezza della quotidianità.
Esordiente ma non troppo, con un bagaglio di tradizione che colora le sue parole, Turrata ha di fronte la possibilità di poter crescere, in attesa che i suoi “fiori di vetro” sboccino.

Autore: Matteo Todesco
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martedì, 03 ottobre 2006
COME ORDINARE IL LIBRO

- Presso qualsiasi libreria, su prenotazione.
- Presso la casa editrice, collegandosi al sito: www.ennepilibri.it, oppure via e-mail: ennepilibri@tin.it, oppure via fax: 0183/661126.
- Sui seguenti siti internet:
  www.ibs.it
  www.libreriauniversitaria.it
  www.unilibro.it
  www.kelkoo.it
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