mercoledì, 04 ottobre 2006
RECENSIONE DI "VERONA TIME"


Opera prima di Turrata: tredici racconti crepuscolari sul male di vivere

"Come sono disgustato, e da molti anni ormai, dalla necessità di vivere ventiquattr'ore tutti i giorni. Quando vivrò finalmente con piacere?". Così scriveva il poeta maledetto francese Charles Baudelaire più volte citato nell'opera "Fiori di vetro" di Massimo Mariano Turrata. Il celebre autore dei "Fiori del male" con la sua desolata solitudine, il tedio grigio della vita cittadina, l'angoscia esistenziale ci è contemporaneo: nel suo canzoniere narra lo spleen, il cattivo umore, e l'ideale, la noia e l'aridità della vita accanto alla bellezza, alla natura, all'arte, al paradiso interiore dell'uomo prima del peccato e del bambino ancora legato alla madre.
Sono temi che si ritrovano nel libro di Turrata, composto da tredici racconti dove il protagonista è idealmente lo stesso: "Ha le stesse aspirazioni, gli stessi slanci intellettuali, la stessa insofferenza verso le costrizioni, lo stesso rapporto ambivalente verso la propria solitudine, le stesse frustrazioni, le quali portano al risultato di un'evidente stanchezza di vita, mitigata solo dalla passione per l'arte e per il mondo della natura, profonda reminiscenza infantile, e da un'ironia sotterranea che spesso (a volte in maniera isterica) fuoriesce per mordere", spiega l'autore nell'introduzione. Sono fiori di vetro tutte quelle cose creative, fragili e preziose, che ognuno di noi può fare, in lotta tra ambizioni e routine di lavoro.
I pellegrinaggi nei luoghi in cui hanno vissuto artisti famosi e le "asciutte gioie dell'arte nel pantano della vita quotidiana" sono frammenti di consolazione, il mito dell'infanzia prende a pugni la realtà della vita adulta con i suoi compromessi e i suoi guai grotteschi, l'amore della natura si scontra con la vita moderna dai ritmi alienanti e dalle abitudini consumistiche. L'apatia, il cattivo umore, l'insoddisfazione esistenziale, i rapporti opportunisti, gli eroismi quotidiani, la meschinità dei programmi televisivi che ci riempiono la giornata, sono presenti nei vari racconti che descrivono "un mondo di lustrini, sentimenti falsi sbandierati, potere arrogante, sesso in pubblico, soldi ostentati".
Siamo costretti a combattere come poveri cristiani lo slancio di vivere diversamente che non riusciamo a soffocare. "Il velo di pessimismo che avvolge l'intera raccolta appare talvolta un esasperato grido di dolore nei confronti della vita nel suo divenire; - annota Emilio Crosato nella prefazione - 'non siamo nati per soffrire', direbbe Carl Gustav Jung. Con una  variegata miscela di storie di vita, l'autore offre un punto di vista rivoluzionario sul modo di interpretare la dinamica dei rapporti sociali, con uno stile a volte duro e spoglio, a volte più elaborato".
Lo scrittore, nato nel 1970 a Peschiera del Garda (VR), dove vive e lavora, appassionato cultore della bellezza in tutte le sue forme, si dedica dal 1990 alla prosa e alla poesia.

Rosangela Lupinacci
postato da: MassimoT alle ore 19:41 | Permalink | commenti (1)
Commenti
#1    08 Ottobre 2006 - 13:30
 
Ho letto entrambe le recensioni e noto con piacere che il tuo libro è stato molto apprezzato dalla critica, cosa che non posso dire del mio. Ma uno scrittore che ama il proprio "lavoro" non può che migliorare. Migliorare sempre. Dunque mi auguro che le prossime recensioni siano ancora più belle per te e finalmente positive per la sottoscritta :-) Un salutone.
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